TASSE RIVOLUZIONARIE
Le tasse RIVOLUZIONARIE
Il nostro modo di pagare le tasse mostra un vizio enorme che
è la causa di molti dei nostri problemi.
Oggi noi paghiamo le tasse in modo diretto ( una percentuale
sul reddito)ed indiretto( Iva, accise,ecc.). Nel modo indiretto viene applicata
una percentuale sull'utile.
Con questo sistema vengono rastrellati i soldi dei cittadini
per poter pagare le spese pubbliche.
Supponendo per un attimo che le spese pubbliche siano le stesse dell’anno precedente se il reddito degli
italiani è rimasto invariato rispetto al precedente non vi saranno problemi
economici per quell'annata. Ma cosa succede se invece il reddito degli italiani
dovesse calare per una qualche congiuntura economico/sanitaria o per qualche
innovazione tecnologica? Lo Stato si troverebbe ad incassare di meno e quindi non potrebbe sostenere le medesime
spese dell’anno precedente senza fare nuovi debiti.
Per quel che riguarda ad esempio l’attuale situazione del
Coronavirus: A fine 2020 il reddito degli italiani sarà sicuramente ridotto
rispetto all'anno precedente e quindi lo Stato sarà costretto a fare nuovi debiti
per poter sostenere le sue spese.
E cosa succederebbe se improvvisamente decidessimo di
diventare tutti “Green” e invece di usare la macchina cominciassimo ad usare i
mezzi pubblici o la bicicletta? Ci sarebbe un crollo del consumo di benzina.
Ora poiché le accise sulla benzina rappresentano una cospicua parte delle
entrate dello stato ci troveremmo nuovamente in una situazione di sofferenza.
Insomma questo sistema di riscuotere le tasse non è certo
perfetto, anzi.
Un idea alternativa…molto alternativa… potrebbe essere
questa : Le tasse non si pagano più come una percentuale sul reddito ma si
pagano versando a fine anno il 100% dei denari che non sono stati spesi.
E’ un modo completamente diverso di vedere le cose che
lascia sicuramente basiti ma potrebbe essere una svolta epocale nel nostro modo
di vivere. Proviamo ad analizzare un po’ più a fondo la situazione con dei
modelli economici.
Supponiamo di analizzare una situazione simile a quella che
probabilmente vivremo a Dicembre a seguito del danno economico creato dal Covid. Lo Stato incasserà meno soldi perché il reddito dei lavoratori “non
dipendenti pubblici” è diminuito. In pratica sono i “non dipendenti pubblici”
gli unici che producono reddito “utile” per lo Stato: se il loro reddito
tassabile viene meno per lo Stato sono grossi problemi. Ma che fine hanno fatto
i soldi? I soldi sono ancora li, sono nelle tasche degli italiani, in
particolar modo dei dipendenti pubblici che ne hanno spesi molti meno vista la
situazione COVID. Quindi i soldi non sono scomparsi ma lo stato non li può
riscuotere perché appartengono ai cittadini. In pratica la nostra economia così
organizzata sta in piedi solo se tutti consumano. Se si risparmiano i denari l’economia
crolla e lo Stato non riesce a rastrellare denaro per mantenere il pubblico ( e
le pensioni). Questo è quello che sta alla base del modello economico “occidentale”
ed è un fenomeno ben noto: si chiama “consumismo”.
Il problema che però è alla base di
questo modello è che Il consumismo sta
portando il pianeta verso la catastrofe.
La terrà si sta riscaldando e i peggiori scenari climatici stanno prendendo
sempre più piede. La continua necessita dettata da questo sistema economico di
produrre sempre più beni rispetto l’anno precedente per evitare la stagnazione ci
sta costringendo a sfruttare le risorse del piante in modo sempre maggiore e
ciò che è peggio in un modo che non contempla una fine. Ci si illude che
questo giochino possa essere portato avanti all'infinito senza conseguenze.
Così l’umanità guarda al riscaldamento globale con non interesse o con la
stessa curiosità di chi si ferma a fare foto alla valanga senza accorgersi che
gli sta cadendo addosso travolgendolo. Dobbiamo svegliarci da questo torpore,
dobbiamo reagire ed cominciare a pensare ad un modello economico diverso da
quello attuale. Dobbiamo invertire la direzione di marcia e per fare ciò c’è
bisogno di una vera e propria rivoluzione
nel senso copernicano del termine, ossia ritornare all'origine.
Raccogliendo le tasse in questo modo non si temerebbero le
situazioni sopra riportate: I soldi tornerebbero comunque nelle casse dello
stato ogni anno allo stesso modo senza subire variazioni. Il denaro circolante
è sempre lo stesso e se alla fine viene raccolto tutto non può essere perso. I
conti torneranno sempre! Ciò porterebbe ad un incredibile stabilità economica dello Stato e ad un immaginabile
serenità dei cittadini. Lo stile di vita cambierebbe. Pagare le tasse non
sarebbe più un incubo come ogni anno avviene. Non ci sarebbe più la paura di “non
farcela” ne tanto meno si rinuncerebbe a fare delle spese necessarie per
risparmiar soldi per pagare le tasse. Ognuno si limiterebbe a vivere la sua
vita con gioia spendendo i soldi che si è guadagnato senza pensieri ma anche senza inutile smania di
arricchimento. Alla fine i soldi che non ha avuto bisogno di utilizzare li versa allo stato sotto forma di tasse. Non
è meraviglioso?
Evidentemente questa idea va modulata e ridimensionata in
modo tale da non creare disagi il giorno dopo il pagamento di tributi. Nessuno
dovrà temere di non farcela ad arrivare a fine mese perché è rimasto senza
soldi. Vi saranno sicuramente degli aggiustamenti tecnici per risolvere i vari
problemi ma l’idea nel suo complesso è questa e potrebbe davvero traghettarci
verso il futuro.
OBBIEZIONI:
1
Se il denaro resta in Italia il sistema così
come esposto va bene, ma se invece il denaro viene speso in parte all'estero il
sistema si inceppa. Questo è vero. Per ovviare al problema si deve far si che
le uscite di denaro verso l’estero non siano superiori alle entrate dall'estero.
Attualmente credo che l’economia italiana sia in positivo, nel senso che le
esportazioni sono superiori alle importazioni e quindi il problema attualmente non
si porrebbe. Qualora invece dovesse verificarsi sarebbe necessario
contingentare le spese per prodotti esteri. Del resto se avessimo fatto così in
passato non avremmo creato quell'enorme debito pubblico che oggi ci sta strangolando.
2
Il modello sembra rifarsi all'utopia comunista?
La risposta è no. In questo modello di società l’imprenditoria e la
meritocrazia non sono messi in discussione. Chi sa guadagnare più di altri perché
ne ha le capacità può continuare a farlo senza nessun impiccio a condizione che
i denari guadagnati non vengano tenuti immobilizzati : devono essere spesi o
investiti. Nessuno ci vieterà di acquistare beni, anche di lusso. L’unica cosa
certa è che quando si sarà comprato tutto ciò di cui si ha bisogno
i soldi che saranno rimasti verranno
dati allo Stato come tasse.
3
Cosi facendo si rischia che facciano tutti come
la “cicala” e pur di non dare soldi allo stato ci sarebbe una rincorsa pazza a
comprare fino all'ultimo giorno utile . D'altra parte chi vende l’ultimo
giorno potrebbe temere che il suo guadagno vada vanificato perché i soldi guadagnati
non potranno essere spesi ma verranno rastrellati dallo stato perché si è
giunti all'ultimo giorno. Questa obbiezione merita una risposta articolata in
due punti: A) L’ultimo giorno, o gli
ultimi giorni, se vogliamo, è evidenti che vanno regolamentati. Serviranno
delle norme che garantiscano chi vende l’ultimo giorno. Ora questa non è la
sede per fare degli approfondimenti tecnici ma solo a titolo di esemplificativo
si potrebbe dire che il giorno dopo , o se preferiamo potremmo chiamarlo “The
day after” non si possono più fare acquisti di nessun genere ma si possono però
saldare i debiti verso i vari fornitori o meglio verso le banche. Già questa è un altro elemento che deve essere
modificato nel mondo che vorrei: Le
linee di credito devono essere rilasciate
solo dalle banche o da istituti di credito. Deve cioè terminare questa brutta
abitudine che il fornitore “faccia da banca” al cliente dilazionando il
pagamento a fine mese o magari peggio a 60 gg. I pagamenti vanno saldati all'atto
della consegna delle merce ( o in anticipo come avviene in Cina) e il credito
necessario lo fanno solo le banche o gli istituti di credito. Per quest’ultimi
sarebbe facile fare i conti separando gli utili dai ricavi e quindi a loro
volta restituire allo stato solo gli Utili non goduti. Come detto questa è solo
un ipotesi ma sono certo che tante altre ipotesi migliori possono essere
immaginate per risolvere questo problema. B) Il fatto che tutti sarebbero tentati di
fare la “cicala” verrebbe controbilanciato dalla legge sulle pensioni. Questa
legge infatti prevede una pensione minima per chi ha versato nulla o poco,
mentre delle pensioni maggiori in proporzione a quanto uno ha versato. In altri
termini per coloro che avranno come unica preoccupazione quello di fare la cicala
quando giungerà il momento della pensione avranno una pensione da “formica”
mentre chi durante la vita ha prodotto
reddito e si è accontentato dei suoi guadagni senza fare inutile forzature come
quella dell’ultimo giorno di cui sopra potrà godere di una pensione superiore e
proporzionale a quanto versato. Alla
luce di questa considerazione credo che trovare delle soluzioni tecniche per il
day after sarà ancora più facile o addirittura non le renderà forse più
necessarie.
Aggiungo una considerazione: Se mai si
dovesse giungere a mettere in atto una rivoluzione del genere è perché la
filosofia che ne sta alla base è stata ormai abbondantemente digerita dalla
maggior parte della popolazione. Il
desiderio quindi di accumulare ingenti ricchezze e quindi di produrre sempre di
più a tal fine con la conseguenza di
distruggere il pianeta sarà diventato un modo di pensare superato e di
conseguenza le difficoltà legate al day after si ridurranno veramente al
lumicino o nemmeno si materializzeranno. Utopia certo! Ma utopia non è il posto
che non esiste ma il posto che non esiste ancora!
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